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2017, un anno record per le banche italiane OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

I bilanci di circa 80 istituti fanno emergere dati positivi sia a livello di utili generati che degli altri principali parametri. Ma questi risultati a cosa sono dovuti? L’analisi svolta da Of Osservatorio finanziario spiega un risultato inatteso soprattutto per le sue dimensioni complessive.

2017, un anno record per le banche italiane

Il 2017 è stato un anno record per quanto riguarda gli utili netti dei gruppi bancari italiani. Complessivamente il campione di banche monitorato da Of Osservatorio finanziario, che copre una quota di mercato superiore al 75%, ha fatto registrare un utile complessivo (dato dalla somma degli utili e delle perdite di tutti i gruppi analizzati) di oltre 14 miliardi di euro, a fronte delle perdite dell’anno precedente che superavano i 16 miliardi di euro. Il contributo maggiore a questa variazione, di oltre 30 miliardi, è dato dal gruppo UniCredit: a fine 2016 l’istituto registrava perdite di 11.790 milioni di euro; nel 2017 un utile di oltre 5.470 milioni, ben al di sopra di tutti i dati fatti registrare dal 2010 in poi. Del campione di banche analizzate, risultano in perdita nel 2017 MPS, Unipol Banca, Creval e Carige (nel 2016 erano 8 gli istituti di credito che facevano registrare una perdita a fine anno).

Il margine di intermediazione

Occorre rilevare che rispetto al 2016 il margine di intermediazione complessivo non è andato aumentando, ma anzi, è leggermente calato (-1,73%). Analizziamo le due voci principali che vanno a comporre questo dato, ossia il margine di interesse e le commissioni nette. Si nota come, a fronte di una riduzione del primo (cioè la differenza tra le entrate dovute agli interessi che si pagano alla banca e le uscite riconducibili agli interessi che la banca concede ai suoi clienti) dovuta allo scenario generale di “tassi bassi”, che quindi riduce il valore degli interessi che la banca riesce a ricavare dai finanziamenti concessi, si osserva un aumento delle commissioni nette. Questo trend (figura 1) si può riscontrare da qualche anno a questa parte, anche se i due andamenti opposti si sono controbilanciati solo nel 2017. Tuttavia è un segnale chiaro di come gli istituti di credito siano corsi ai ripari per arginare le perdite.

I crediti deteriorati e i costi operativi

Al di là di casi eccezionali o di singoli exploit, un’analisi complessiva dei gruppi bancari mostra come questo risultato sia stato raggiunto anche grazie ad eventi più “strutturali”. Che sono due, principalmente: le perdite imputabili alla svalutazione dei crediti deteriorati, e i costi operativi. Nel primo caso il 2017 ha visto una riduzione delle perdite di poco superiore ai 13 miliardi di euro, con una diminuzione del 44% rispetto all’anno precedente, mentre nel secondo, i costi operativi sono calati mediamente del 27%, arrivando a 38.632 milioni di euro nel 2017.

Come noto proprio i crediti deteriorati sono il tallone d’Achille del sistema bancario italiano. Tuttavia, per la prima volta dal 2010 ad oggi, nel 2017 si è registrato un calo complessivo dell’ammontare dei crediti lordi classificati come sofferenza di poco superiore ai 23 miliardi di euro. Analizzando più nel dettaglio le tipologie di crediti deteriorati, si nota come rispetto al 2016 sia diminuito l’ammontare sia delle sofferenze nette (-24% fino ai 52,268 miliardi di euro complessivi del campione nel 2017) che delle inadempienze probabili (-23% dai 72,25 miliardi di euro ai 55,56 del 2017) e delle esposizioni scadute deteriorate (-34%).

I dati dallo stato patrimoniale

E a conferma del miglioramento dello “stato di salute” si può notare un aumento generale dei coefficienti patrimoniali; il valore medio del campione analizzato ha visto un aumento del CET1 Ratio di 1,73 punti percentuali rispetto al 2016 e di 1,74 punti percentuali per quanto riguarda il Total Ratio. Complessivamente quasi tutti i gruppi bancari del campione preso in analisi hanno migliorato i loro valori: gli aumenti maggiori li hanno fatti registrare il Monte dei Paschi di Siena (6,61 punti percentuali rispetto a fine 2016), Unipol Banca (6,17%) e UniCredit (5,58%). In controtendenza BNL e Creval, che hanno subito una perdita di circa 1 punto percentuale durante il 2017.

Per quanto riguarda i dati di stato patrimoniale, l’ammontare dei crediti concessi alla clientela (mutui, prestiti e altro) rimane stabile a circa 1.478 miliardi di euro complessivi; si arresta però il trend di calo costante che era in atto dal 2011 e che ha portato a una riduzione complessiva del 14% circa del valore. Anche la raccolta diretta (conti correnti, depositi vincolati, titoli in circolazione ecc) non fa registrare significative variazioni nel suo valore complessivo, stabile a 1.680 miliardi. Tuttavia si modifica la composizione della raccolta diretta: diminuisce l’ammontare complessivo dei titoli in circolazione per circa 41 miliardi e contestualmente aumenta il valore dei debiti verso la clientela. In questo caso prosegue il trend presente dal 2011: il valore complessivo dei titoli in circolazione (ossia le obbligazioni degli istituti) è calato di circa il 46% del valore iniziale, mentre il valore di conti correnti, depositi ecc è complessivamente aumentato del 27% rispetto al 2011.

Dalle stime di OFPowerView, la piattaforma di Osservatorio finanziario che permette di analizzare e confrontare i bilanci delle banche, si nota come nel 2017 il campione di banche monitorate abbia erogato mutui alle famiglie per oltre 43 miliardi di euro, in linea con i 41 miliardi erogati nel 2016. Di questi oltre la metà sono riconducibili a tre istituti: Intesa Sanpaolo, circa 12 miliardi, UniCredit, 9 miliardi e Banco BPM, poco più di 3,6 miliardi di euro. Per quanto riguarda la stima del numero di conti correnti in essere, si nota come Intesa Sanpaolo e UBI Banca, anche grazie alle acquisizioni effettuate nel corso dell’anno, abbiano aumentato il loro numero di conti correnti rispettivamente di 1,3 milioni (+15,46% su base annua) e di oltre 600 mila (+27,13%); chiude il podio UniCredit, con un aumento di circa 530 mila unità (+7,46%).

L'andamento in borsa

Nel 2017 le quotazioni in borsa delle principali banche italiane hanno fatto registrare andamenti positivi. I titoli di UniCredit e di Intesa Sanpaolo hanno guadagnato rispetto alla valutazione di inizio anno circa il 10%, Banco BPM circa il 5%. Andamenti in linea, o a volte migliori, di quelli dei principali istituti europei (BNP Paribas fa segnare un +3% annuo, Deutsche Bank un +1%, Banco Santander il +12%, RBS il +20%). UBI Banca fa registrare il risultato migliore (+40% da inizio 2017) mentre BPER Banca rimane in terreno negativo.

Trimestrali 2018

Andando ad analizzare alcune presentazioni relative al primo trimestre 2018 dei principali istituti, si nota come sembrino continuare i risultati positivi. Il primo dato che si nota è un aumento generalizzato dell’utile netto.

Il primo trimestre dell’anno fa segnare per i principali gruppi italiani un aumento generalizzato dei ricavi provenienti dagli interessi e il trend confermato da tutti gli istituti, e che prosegue quanto verificato nello scorso anno contabile, è la riduzione dei costi operativi.

L’altro aspetto che risaltava dai bilanci del 2017 era la riduzione generalizzata dei crediti deteriorati. Anche il primo trimestre del 2018 prosegue su questa linea, mostrando un calo dell’ammontare delle sofferenze nette sia su base annua che su base trimestrale.

Andamento su base 2011 del margine di interesse e delle commissioni nette Figura 1. Andamento su base 2011 del margine di interesse e delle commissioni nette

Ranking banche italiane per CET1 Ratio Tabella 1. Ranking banche italiane per CET1 Ratio

Ranking banche italiane per ROA Tabella 2. Ranking banche italiane per ROA

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